Renault Clio Williams: la piccola belva dal cuore da rally

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L’ho cercata per anni, come si cerca un amore giovanile. L’ho vista in foto sgranate, in raduni di appassionati, e ogni volta mi lasciava con un misto di nostalgia e desiderio. Poi, finalmente, l’occasione: una Renault Clio Williams prima serie, blu sport metallizzato, sedili originali, libretto in regola e quel rombo rauco che ti entra nel petto.

La Clio Williams è molto più di un’auto. È un pezzo di storia dell’automobilismo anni ’90, nata per celebrare i successi di Renault nel mondiale rally con la scuderia Williams F1. Non a caso, porta un nome leggendario. Nel 1993, quando venne presentata, era destinata a diventare la regina delle hot hatch: piccola, aggressiva, rabbiosa, eppure capace di emozionare con una semplicità disarmante.

In un’epoca in cui le auto compatte cominciavano a perdere l’anima per inseguire il comfort, la Clio Williams fu una dichiarazione di guerra: qui non c’erano elettronica sofisticata né aiuti alla guida. Solo tu, il motore, e l’asfalto.

Design e stile

Appena la si guarda, la Williams racconta tutto. Il blu sport metallizzato è una tinta iconica, abbinata ai cerchi Speedline color oro da 15 pollici che sembrano rubati a una vettura da rally. Le linee sono tese, ma mai forzate. Muscolose, ma non esagerate. Ha la fierezza di chi non ha bisogno di urlare per farsi notare.

I passaruota leggermente bombati, lo spoiler posteriore e il logo “Williams” sul portellone raccontano che non si tratta di una Clio qualunque. Il cofano nasconde qualcosa di speciale, e lo sa.

All’interno, il tempo sembra essersi fermato. I sedili in velluto blu con cuciture dorate, la strumentazione analogica, il volante a tre razze… tutto grida anni ’90. Ma non è nostalgia: è sostanza. Ogni dettaglio ha una sua ragione d’essere. Si respira una cura artigianale che oggi abbiamo dimenticato.

Le differenze rispetto alla Clio 16V, da cui deriva, sono sottili ma determinanti: carreggiate allargate, assetto ribassato, un’identità precisa cucita addosso. Pochi allestimenti, tutti votati alla guida. La prima serie, quella davvero firmata Williams, è la più pura.

Meccanica e tecnologia

Il cuore di questa piccola guerriera è il motore F7R da 2.0 litri a 4 cilindri, derivato dal 1.8 della 16V ma completamente rivisto. La potenza dichiarata è di 150 cavalli a 6100 giri/min, ma quello che colpisce è la coppia corposa già dai bassi regimi. Non ha bisogno di essere strapazzato per farsi sentire.

Il cambio manuale a 5 marce è secco, preciso, con innesti corti. La trasmissione è tutta anteriore, ma la tenuta in curva è sorprendente. Le sospensioni MacPherson all’anteriore e a bracci tirati al posteriore sono tarate per la guida sportiva. Ogni curva diventa una sfida, ogni uscita un’esplosione di aderenza.

L’impianto frenante è diretto, privo di fronzoli: dischi ventilati davanti, pieni dietro. Serve gamba, serve decisione, ma restituisce un controllo totale.

A quel tempo, le rivali si chiamavano Peugeot 205 GTI, Fiat Uno Turbo i.e., VW Golf GTI. Ma nessuna sapeva unire così bene leggerezza, potenza e dinamismo.

Esperienza di guida: prova su strada della Renault Clio Williams

Poi arriva il momento. Sali. Giri la chiave. Il quattro cilindri borbotta, si riscalda lentamente. Metto la prima, mollo la frizione, parto.

Già nei primi metri senti che non è una city car qualsiasi. Il volante è pesante, ti comunica tutto. Ogni buca, ogni sconnessione, ogni variazione di grip. È un prolungamento delle mani, non un filtro.

Su strada aperta, la Clio Williams cambia carattere. Si trasforma. Ti invita a spingere, ad anticipare le curve, a entrare duro in frenata. Il motore urla fino a oltre 7000 giri con un crescendo pieno e coinvolgente. Non è rabbioso come un turbo, ma è un aspirato che ti chiama all’azione.

Nei tornanti stretti, la macchina è una lama. Precisa, reattiva, mai scomposta. L’avantreno si incolla all’asfalto, il retrotreno segue con docilità ma anche con quel pizzico di nervosismo che ti tiene sveglio. Non perdona l’errore, ma premia il pilota.

In autostrada, sorprende per la sua compostezza. A 130 km/h viaggia serena, anche se il rumore del motore è sempre presente. Non è fatta per i lunghi viaggi, ma se sei appassionato non ti pesa.

Dentro, il comfort è minimal. Ma i sedili avvolgono bene, il clima funziona, e il piacere di guida annulla ogni altro bisogno. Anche il passeggero si lascia coinvolgere: guarda, commenta, sorride.

Prestazioni e dati tecnici

Motore: 4 cilindri in linea 2.0L (F7R)
Cilindrata: 1998 cm³
Potenza: 150 CV a 6100 giri/min
Coppia massima: 175 Nm a 4500 giri/min
Cambio: manuale a 5 rapporti
Trasmissione: anteriore
Peso: 990 kg
Dimensioni: 3708 mm (lunghezza), 1650 mm (larghezza), 1410 mm (altezza)
Passo: 2472 mm
Cerchi: 15″ Speedline color oro
Pneumatici: 185/55 R15
Produzione: 1993 (Fase 1 – 3800 esemplari numerati)
Colori disponibili: Blu sport metallizzato con interni blu/oro
Prezzo al lancio (Italia): circa 28 milioni di lire

Valore storico e collezionistico

Oggi la Clio Williams è una vera icona tra le youngtimer. Le prime serie, con targhe originali e numerazione sul cruscotto, sono le più ricercate. I prezzi per un esemplare in ottimo stato superano facilmente i 25.000 euro, con punte anche oltre i 35.000 per le più curate.

Il restauro è impegnativo ma non impossibile. I ricambi si trovano, anche se a costi elevati. La meccanica è robusta, ma va mantenuta con attenzione: olio, distribuzione e freni sono voci da non sottovalutare.

Tra i collezionisti, è una piccola leggenda, soprattutto in Francia e Italia. Il suo fascino cresce anno dopo anno, e chi ne possiede una difficilmente se ne separa.

Conclusioni sulla prova su strada della Renault Clio Williams

Ho guidato molte auto, ma poche mi hanno lasciato addosso quella sensazione di connessione pura. La Renault Clio Williams non è perfetta, e forse proprio per questo è così speciale.

I pregi? Motore pieno, assetto incredibile, leggerezza, stile iconico. E, soprattutto, una guida che coinvolge ogni fibra del tuo corpo.

I difetti? Comfort limitato, consumi elevati se si spinge, e una certa rudezza nei comandi. Ma sono dettagli, se si guarda l’insieme.

Averla tra le mani è un privilegio, guidarla è un atto d’amore. Non è un’auto per tutti, ma è un’auto per chi sa ancora ascoltare il cuore del motore, e lasciarsi trasportare.

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Immagine di Dario Roccatello

Dario Roccatello

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